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È il tempo di scegliere che cosa conta e che cosa passa,

di separare ciò che è necessario da ciò che non lo è….

Papa Francesco

 

In cammino verso la “liberazione”: Pasqua di Risurrezione 2020

 

Lo spirito e la morale della SS Pasqua fa parte del carattere distintivo di ogni credo religioso che voglia

festeggiarla, il significato letterale del termine Pasqua vuol dire “passare oltre”.

Nella tradizione ebraica esprime il passaggio dei Giudei, dalla schiavitù dall’Egitto alla libertà della Terra Promessa attraverso il Mar Rosso.

Nella tradizione cristiana, la Resurrezione di Gesù nel terzo giorno dalla sua morte in Croce.

Passaggio dalla schiavitù alla libertà, dalla morte alla vita ma … anche cambiamento di uno stato d’essere.

Mai come in questo tempo scandito dal Covid-19, ci siamo sentiti così soli nella comune sofferenza, chiusi dentro confini che non possiamo travalicare, incapaci di superare quella soglia del mistero umano che adesso ci si è spalancata davanti, impauriti di dover riconoscere quel limite che è dentro ognuno di noi e che prepotentemente oggi, in totale assenza di “zone di conforto”, mette a nudo le nostre fragilità più profonde.

Mai come in questo tempo stiamo aspettando anche noi come gli Israeliti fiduciosi quel “passare oltre” …

Il Covid-19, questo nemico impalpabile ci ha sbattuto in faccia brutalmente la nostra mortale esistenza e ci ha ricondotto tutti, credenti e non, all’ originaria condizione di “umana” fragilità.

Questa pandemia, complice forse la globalizzazione e la possibilità di spostarsi rapidamente da una parte all’altra della terra, non ha guardato alla nazionalità, al ceto sociale, alla razza, all’orientamento sessuale, alla fede religiosa, all’appartenenza politica o sindacale; senza discriminazioni di sorta, “democraticamente”, ha colpito tutti.

Questo male, nuovo ma al tempo stesso antico, sta mettendo a dura prova i consueti parametri e le norme di riferimento di tutti i popoli e soprattutto del nostro: quello italiano.

E così, come noi nel nostro piccolo ambito familiare, anche chi ci governa stenta a tracciare una rotta da seguire che ci possa portare fuori dalla tempesta.

Una rotta che, nonostante la pericolosità della navigazione, sappia trovare oasi di pace che ci permettano di ristorarci nel viaggio così da non arrivare alla “Terra Promessa” solo come naufraghi, sopravvissuti al male ma troppo stremati per sfuggire ad un disperato prossimo presente.

Chiediamo ai nostri governanti e a tutti i politici, di lasciar perdere le liti personali e gli interessi di fazione e di unirsi tutti nel combattere questo nemico che sembra invincibile. Chiunque abbia risorse economiche,

mentali, professionali da mettere in campo, lo faccia senza pensare alle elezioni che verranno … Credo che noi Italiani non abbiamo più tempo per appassionarci alle schermaglie politiche e alla propaganda di parte,

vogliamo fatti concreti, aiuti per continuare a vivere e a credere che tutto questo passerà ….

Chiediamo a i nostri politici di combattere come hanno fatto i nostri colleghi del recapito, della sportelleria, dei call center, e dei Cmp, in prima linea con la paura nascosta nel cuore e il coraggio nascosto da una mascherina.

Spesso sicuri e tranquilli nell’espletare il loro pubblico servizio … sempre pavidi al momento del rientro a casa nel timore di infettare i propri cari

E nonostante da subito, come SLP Cisl, ci siamo adoperati per tenere alto il livello di guardia dell’Azienda,

incalzandola, anche duramente sui diritti inalienabili dei nostri colleghi, alcuni di loro hanno pagato con la vita questa guerra fatta di invisibili trincee.

La SLP CISL nonostante il lutto al braccio ha fatto prevalere la ragione alla rabbia e ha continuato a dialogare con Poste Italiane riconoscendogli il grande impegno profuso nell’esigenza di dover rendere un servizio essenziale per la vita del nostro Paese e la tutela del proprio capitale umano, aiutando il management a trovare le soluzioni ai problemi che di volta in volta sono affiorati nella prima linea del nostro, lo possiamo dire, eroico esercito.

Al di là delle decisioni assunte per contrastare il virus, gli interventi sul territorio e dopo aver serrato idealmente i ranghi, ci saremmo aspettati da Tutta la NOSTRA Azienda lo stesso amore che ogni singolo operatore postale ha profuso nella riuscita del funzionamento di tutto il Sistema Postale … ma così non è stato. Qualcuno ha sbandato.

Dire grazie ai nostri eroi stavolta non è abbastanza, la migliore riconoscenza dovrà essere la memoria della loro fedeltà al lavoro, a questa azienda e dell’altruismo dimostrato ai loro concittadini.

Non vi dimenticheremo e non vi dovrà dimenticare nemmeno l’Azienda a cui avete donato le vostre vite. Non si dovranno ripetere più i ritardi avuti e spesso ancora presenti in prima linea, nella consegna dei dispositivi di protezione e la caoticità con cui si sono susseguiti i provvedimenti presi contro la pandemia.

È vero, nulla di simile era mai successo ma adesso conosciamo il mostro, sappiamo che se ne andrà prima o poi ma che è ancora presente e potrebbe anche tornare più forte di ora. Dobbiamo quindi essere pronti,

Poste Italiane deve essere pronta agli eventuali nuovi assalti di questo virus o di nuovi che verranno e questo non lo deve solo per salvaguardia della salute di tutti i suoi dipendenti, lo deve soprattutto a coloro che si sono sacrificati nel nome di un pubblico dovere e che non meritano essere morti invano.

Per questo motivo vi auguro e mi auguro che Pasqua sia per Poste Italiane e per il nostro amato Sindacato il “passaggio” da un modo d’essere ad un altro. Che dalle rovine di questo tragico presente possa ripartire una Rinascita individuale e collettiva nella consapevolezza che nulla più sarà come prima… e che per cambiare in meglio dobbiamo bandire dal nostro Modus Vivendi Il delirio dell’onnipotenza del potere, la mania del possesso, la preferenza dell’apparire all’ essere, la rincorsa a obbiettivi non collettivi ma a volte estremamente personali.

Che Pasqua sia anche nelle case di tutti noi, dove questo virus ci ha costretto a rinsaldare i legami famigliari, a rivalutare il tempo trascorso in casa con i nostri figli e parenti, a desiderare passeggiare o correre anche quando non lo abbiamo mai fatto.

La pandemia ha aperto la porta della morte ad alcuni, a tutti gli altri ha fatto capire che per essere vivi bisogna esserne consapevoli… e non c’è festività più appropriata di questa per ricominciare a vivere avendo capito che questo tempo pieno di contraddizioni può diventare un’opportunità per rifondare il nostro mondo, un’occasione privilegiata di crescita riconoscendoci tutti, uno bisognoso dell’altro, in un legame stretto e indissolubile di una ritrovata “fraternità universale”. Con l’augurio di “passare oltre”

Dal cuore. Riccardo Barbati

 


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